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La mia prima maratona (di Federico Brughitta)

Autore: Federico Brughitta
 

Sveglia all'alba ma gli occhi si aprono senza fatica. Oggi è il giorno. La mia prima maratona, sognata un milione di volte, sudata con allenamenti e qualche difficoltà che ti presenta il conto. Ma questo è il passato. Oggi è il giorno. Spero di far tutte le cose che mi ero prefissato, di non scordare nulla. Nulla al caso,tutto pensato preparato. Dubbi tanti. Non voglio pensarci. Ho voglia di correre. Ho voglia di divertirmi.
Arriviamo all'appuntamento con la Mia SQUADRA. Un mare di runners intorno. Chi saltella nervoso, chi si nasconde dietro cespugli, chi fa stretching, chi sorride, chi mangia. In un attimo molliamo le borse, foto di rito e la folla ci inghiotte verso la partenza. Chiudo gli occhi mi sembra di sentire i cuori palpitanti di chi sta al mio fianco. Forse è il mio. Odore di olio canforato. Odore di gara voglia di correre soffrire e sudare. Voglia di divertimento.
Lo START mi distoglie dal torpore. Ora è il giorno. Ora è la gara. I chilometri si susseguono, ognuno col suo momento, ognuno col suo pensiero. La testa divaga spensierata le gambe leggere e cariche consumano terreno, inseguono piedi bramosi di arrivare. Mi trovo al decimo senza rendermene conto. Mando giù qualcosa dal rifornimento. Il sorriso mi accompagna. Proseguo la festa, corro incontro al destino cercato. I chilometri volano, le gambe girano la festa prosegue. Sono alla mezza. Non ho fatto nulla. Il sorriso tiene la voglia anche. Proseguo la strada mi accompagna, qualcuno rallenta. Lo incito. La strada passa ancora veloce.
Sono a trenta. Qualcuno mi ha detto qui è dura. Non mollo. Non è vero. La strada è ancora lunga. La festa c'è ancora. Molti rallentano, qualcuno si pianta, qualcuno ha ancora la forza di gridare e fare festa. Lo invidio. Sento la fatica. Nessun dolore. Tanta voglia di proseguire. Sampietrini. Maledetti, troppi. I piedi iniziano a riempire ogni millimetro della scarpa. La bocca si asciuga. Lo stomaco reclama. La strada si fa difficile. Ma devo arrivare. Voglio arrivare. Rallento anche io. Mi faccio abbracciare dal pubblico siamo vicini sento le grida, vedo la folla. Qualcuno urla il tuo nome. Ti senti importante.
Sono al trentottesimo. La strada si stringe. Molti passeggiano. Vedo il primo con i crampi. Mi dispiace. Ti prego Non a me. Oggi è la mia prima. Proseguo. Anche se rallento è comunque una festa. Me ne frego del tempo. La gara è con me stesso. Voglio arrivare. Ma quanto manca. Sento le gambe irrigidite. Ma proseguono. Mi portano. Quaranta! Allora dai che ci siamo. La testa non vuole pensare alla fatica. Le gambe cancellerebbero i sampietrini. Vai ancora. Un runner mi si accascia davanti. Fortunatamente lo soccorrono subito. Maledetti crampi non è giusto. C'era quasi. La fortuna mi accompagna. Il sorriso è più teso. C'è la discesa!!! Quasi quasi preferivo la salita. Ad ogni passo la fatica avvolge i miei muscoli. Non posso, non devo, non voglio mollare. Vedo piazza Venezia allora sta per finire. Vedo il traguardo vedo la vita. Un lacrima riga il mio volto. Dei brividi si impossessano della mia pelle.
È finita. La mia gara il mio giorno. Continuo a piangere. Ma la medaglia mi riporta alla realtà. Sono un FINISHER!!! Potrò raccontarlo...
Oggi è stato il mio giorno. La mia gara. E ho VINTO!!!

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